Dazi sul Canada la Camera Usa sfida Trump: “Aboliamoli”
TORONTO – Una sfida, poco più che simbolica, ma che porta con sé un determinato valore politico che potrebbe avere un peso nell’immediato futuro. È quella lanciata dalla Camera dei Rappresentanti Usa a Donald Trump, con il via libera a una mozione che in sostanza chiede lo stop alle tariffe doganali imposte dal presidente americano al Canada. Un voto, quello sul documento presentato dai democratici, che ha visto sei parlamentari repubblicani passare dall’altra parte della barricata e appoggiare la mozione: si tratta di Kevin Kiley, Jeff Hurd, Thomas Massie, Don Bacon, Brian Fitzpatrick e Dan Newhouse.
Tecnicamente la mozione sostiene che non esiste più la crisi del fentanyl che arriva dal Canada e per questo le misure ritorsive imposte dall’inquilino della Casa Bianca devono considerarsi nulle. Ma come dicevamo, siamo di fronte a un voto che ha un valore puramente simbolico. La mozione infatti passa ora al Senato, dove dovrà guadagnarsi la maggioranza dei voti. E se anche questa circostanza si realizzasse, Trump si giocherebbe la carta del veto presidenziale, superabile solamente con i due terzi dei voti alla Camera dei Rappresentanti. Un’ipotesi questa chiaramente irrealizzabile.
La reazione di Trump non si è fatta attendere. Su Truth Social il presidente ha minacciato conseguenze politiche per chi ha votato contro i dazi, comprese possibili sfide alle primarie: “Qualsiasi repubblicano, alla Camera o al Senato, che voti contro le tariffe subirà gravi conseguenze alle elezioni, anche alle primarie” ha scritto, precisando che il vero ruolo dei dazi è dare maggiore sicurezza al Paese “visto che basta nominarli per spaventare gli altri e accettare le nostre richieste”.
La ribellione del gruppetto è un allarmante segnale politico, sia per Trump che per la leadership Gop, della progressiva insofferenza di alcuni esponenti repubblicani per le controverse misure che Trump ha messo al centro della sua politica commerciale.
In effetti, proprio prima del voto il think tank Tax Foundation ha stimato che i dazi hanno imposto nell’ultimo anno un peso fiscale aggiuntivo di mille dollari su ogni famiglia americana, peso destinato ad aumentare di diverse centinaia di dollari quest’anno se le misure rimarranno in vigore.
Nel frattempo il Canada sembra aver trovato un nuovo potente e influente alleato sul fronte Cusma: i settore agricolo americano, che spinge per il rinnovo dell’accordo di libero scambio nordamericano. Circa 40 organizzazioni che rappresentano agricoltori, allevatori e produttori alimentari hanno lanciato quella che chiamano la Agricultural Coalition for Usmca, l’acronimo americano dell’accordo commerciale a tre parti noto in Canada come Cusma.
La loro campagna, che include pubblicità, ricerca e lobbying, pone forte enfasi su come l’accordo abbia aumentato posti di lavoro e ricavi nell’industria agricola statunitense.
“Collettivamente, il nostro obiettivo è assicurarci che il nostro messaggio risuoni con il presidente. Sappiamo che ha un orecchio per le comunità rurali, gli agricoltori e l’agricoltura,” ha dichiarato Nancy Martinez, portavoce della coalizione e direttrice della National Corn Growers Association. Questa spinta dell’industria agricola avviene in un contesto di profonda incertezza sul futuro della Cusma, un accordo commerciale che Trump ha firmato nel suo primo mandato ma che ha ripetutamente denigrato nell’ultimo anno. L’accordo protegge una parte significativa – l’85 per cento – delle esportazioni canadesi da alcuni dei dazi imposti da Trump.

